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martedì 10 febbraio 2015

Opera made simple: scopriamo "Il Trovatore"... - Parte seconda: Il duello

Cominciamo ora a entrare nel vivo dell'opera affrontando la prima parte del Trovatore. Un po' bizzarramente, in quest'opera, invece della consueta divisione in atti, troviamo una divisione in quattro parti ciascuna dotata di un proprio titolo.

Le parti in questione sono:
  1. Il duello
  2. La gitana
  3. Il figlio della zingara
  4. Il supplizio
...e quindi, appena si alza il sipario, inizia la prima parte, Il duello.

1. Il duello: il setting e il contesto storico

All'inizio dell'opera, ci troviamo a Saragozza, nel palazzo dell'Aljafería. Cioè siamo nel palazzo che potete vedere qui sotto,

Il palazzo dell'Aljafería by day and by night

che fu costruito dagli Arabi nel IX secolo e poi, dopo la riconquista di Saragozza da parte dei cristiani, usato come sede da parte dei re di Aragona. Ed è proprio per il re di Aragona che parteggia il Conte di Luna, un nobiluomo aragonese che impareremo a conoscere bene nel corso della vicenda, mentre Leonora, la donna amata dal Conte, è la dama di compagnia della Regina di Aragona.

Gli interni del Palazzo dell'Aljafería

E Manrico? No, Manrico non parteggia per il re di Aragona, ma per capire questo aspetto dobbiamo immergerci un attimo nella storia spagnola.

Il giardino interno del Palazzo dell'Aljafería
Nel 1412, il conte di Urgel aveva provato a presentare la propria candidatura alla corona di Aragona, visto che il re Martino I "l'Umano" era morto senza lasciare eredi. Non ce l'aveva fatta, dal momento che i rappresentanti dei regni di Aragona e di Valencia e del principato di Catalogna, dopo aver valutato i vari candidati, avevano nominato re, con il cosiddetto Compromesso di Caspe, Fernando I d'Aragona.

Il nostro Urgel non l'aveva presa bene e nel 1413 aveva preso le armi contro il re Fernando I. Non gli andò granché bene, visto che la rivolta fu soffocata nel giro di pochi mesi e lui fu condannato alla prigione perpetua, in ogni caso, Il trovatore è ambientato nei pochi mesi della rivolta del conte Urgel e i due personaggi  principali dell'opera, manco a dirlo, si trovano su fronti opposti:

1) Manrico è un ufficiale dell'esercito del conte Urgel
2) Il Conte di Luna, come già detto, parteggia invece per il re Fernando I d'Aragona

I due si conoscono - lo apprendiamo nella prima parte dell'opera - già da prima dell'inizio delle vicende presentate in scena e non si trovano simpatici.

A questo punto, possiamo far alzare il sipario: abbiamo tutto quello che è necessario per capire la prima parte dell'opera...

2. Il duello: il racconto di Ferrando

Appena il sipario si alza, siamo in presenza di una allegra scena di svacco generale: è notte, siamo nell'atrio del Palazzo dell'Aljafería (cioè nel luogo che possiamo vedere nell'immagine qui sotto)



e l'atmosfera è un po' da "rompete le righe": ci sono un po' di soldati stravaccati a destra, un po' di soldati stravaccati a sinistra e Ferrando, che è il capo delle guardie del Conte di Luna e verosimilmente non vuole prendersi un cazziatone per l'atmosfera "flower power" che si è venuta a creare, cerca di richiamare tutti all'ordine.

I soldati gli danno retta, però, per stare svegli, gli chiedono di raccontare loro la storia di García, il fratello del Conte di Luna che molto tempo prima è stato rapito e ucciso. Ferrando lo fa e gli racconta la storia che già sappiamo, cioè che la madre di Azucena è stata uccisa per stregoneria e Azucena, per vendetta, ha rapito e bruciato il figlio del Conte di Luna. Ferrando aggiunge inoltre che gli piacerebbe ritrovare Azucena per poterla uccidere.

"Di due figli vivea padre beato/Il buon Conte di Luna..."

Tutte cose che già sappiamo, insomma. Quello cui vi prego di prestare attenzione sono le parole con cui i soldati chiedono a Ferrando di raccontare loro la storia. Essi dicono:

Dalle gravi palpebre
il sonno a discacciar, 
la vera storia ci narra di Garzia, 
germano al nostro Conte

Vedremo che, quando Berio, nella seconda metà del Novecento, scriverà un'opera riprendendo in parte Il trovatore, la chiamerà appunto La vera storia, richiamando così la dimensione narrativa che attraversa l'intero Trovatore.

Comunque, qui sotto potete sentire questo primo frammento dell'opera:


3. Il duello: Leonora, Manrico e il Conte di Luna

I giardini del Palazzo dell'Aljafería, dove si svolge la seconda parte del primo atto
Dopo che Ferrando ci ha raccontato l'antefatto, l'azione si sposta nei giardini del Palazzo, dove Leonora aspetta il Trovatore, che poi è Manrico. L'ha conosciuto prima che la guerra civile cominciasse durante un torneo, poi l'ha perso di vista durante la guerra ma ecco che da qualche sera egli è ricomparso con il suo liuto a farle la serenata sotto casa.


Quello che Leonora non sa è che quella sera ad aspettare il Trovatore c'è anche il Conte di Luna, che sa della storia del Trovatore che va a fare la serenata a Leonora ed è geloso, visto che anche lui ama Leonora. Quindi, quando il Trovatore arriva e le fa la serenata, Leonora scende e si butta tra le braccia del primo che trova pensando che si tratti di Manrico. E invece no: scopre con sommo rammarico che ha dichiarato il suo amore alla persona sbagliata, cioè al Conte di Luna.

Questo giochino dello scambio di persona è abbastanza frequente in Verdi (che lo usa anche, per dire, nel Don Carlos) e in effetti funziona per movimentare la trama, perché immediatamente Manrico entra in scena accusando Leonora di tradimento, Leonora replica che "Oh, caro, ma io pensavo che fossi tu"

LEONORA:
Qual voce!... Ah, dalle tenebre 
tratta in errore io fui! 
(riconosce entrambi e gettasi ai piè di Manrico; agitatissima) 
A te credei rivolgere
l'accento e non a lui... 
A te, che l'alma mia
sol chiede, sol desia... 
Io t'amo, il giuro, io t'amo
d'immenso, eterno amor! 

e il Conte di Luna si incazza come una biscia perché già si deve sopportare Manrico come nemico in battaglia, ci mancava solo che dovesse contendere con lui per la stessa donna.

Di geloso amor sprezzato/arde in me tremendo il foco!/Il tuo sangue, o sciagurato,/ ad estinguerlo fia poco!

Comunque sia, la scena si conclude con Manrico e il Conte che si allontanano con le spade sguainate per duellare e con Leonora che, tanto per darsi un'aria e non rimanere lì come una pera cotta, sviene come nella migliore tradizione dell'Opera italiana.


A questo punto il sipario si chiude e io vi do appuntamento alla prossima puntata per la seconda parte dell'opera, La Gitana.

P.S.: se siete interessati al libretto completo del Trovatore potete trovarlo qui oppure qui.

lunedì 9 febbraio 2015

Opera made simple: scopriamo "Il Trovatore". - Parte prima: L'antefatto, i personaggi e il librettista

Uno dei grandi misteri dell'opera italiana è la trama del "Trovatore". Anzi, di solito viene utilizzata per esprimere la complessità (diciamo il gran casino e la poca logicità) dell'opera italiana stessa (come se la trama del Ring di Ricky Wagner fosse semplice, con i suoi nani cattivi e i suoi personaggi con scarsa fortuna - "Ehi, ti amo, non ci siamo mai visti!" "Ah, anch'io ti amo, è proprio vero che non ci siamo mai visti" e poi viene fuori che erano fratelli -  ma vabbé). Ma è veramente così?

Insomma.

Diciamo che il grosso problema del "Trovatore" risiede nel fatto che la trama si divide in due grossi tronconi:

1) Uno, che riguarda la morte della madre di Azucena e la vendetta di Azucena stessa, è avvenuto nel passato e sulla scena compare solo nei racconti che vengono fatti ogni tanto (ricordiamocelo questo, visto che l'elemento del racconto è centrale nel "Trovatore")
2) Uno, più semplice e più da opera italiana standard, riguarda l'amore del Conte di Luna e di Manrico (AKA Il Trovatore) per la stessa donna, Leonora.

Ecco, la questione è che, anche se noi sulla scena vediamo soltanto il secondo troncone, in realtà la maggior parte dei personaggi agisce in base a quello che è avvenuto nel passato di cui sentiamo parlare solo nei racconti di Ferrando all'inizio dell'opera e di Azucena nella scena dell'accampamento gitano. Quindi, se non sappiamo bene quale è stato l'evento comune, l'evento motore che guida almeno tre personaggi nell'opera (Azucena, Ferrando e il Conte di Luna), comprendiamo assai poco.

1. Cosa è successo prima: l'antefatto

L'antefatto lo apprendiamo da Azucena e da Ferrando in due racconti separati. E' accaduto che la madre di Azucena sia stata accusata di stregoneria per essere stata vicino al figlio del precedente Conte di Luna, che poi si era ammalato. Era stata pertanto bruciata sul rogo e Azucena, per vendetta, aveva rapito il figlio del  precedente Conte di Luna (e fratello del Conte di Luna che noi vediamo in scena) e l'aveva bruciato.

Piccolo problema: dopo averlo bruciato, si rende conto di aver fatto un piccolissimo errore. Ossia, non ha bruciato il figlio del Conte ma il suo (di Azucena). Non mi chiedete come sia possibile questa minuscola svista - verosimilmente, trattasi di miopia e di scarsa capacità di attenzione - comunque questa storia contiene un insegnamento per tutti noi: se volete fare una vendetta drammatica e sanguinosa, fate il favore di comprarvi degli occhiali prima. La direzione ringrazia.

Da questo antefatto dipendono gran parte degli eventi che vedremo in scena perché:

1) Il Conte di Luna vuole uccidere Azucena per vendicare il fratello che lui crede essere stato ucciso
2) Il suddetto fratello in realtà è cresciuto ed è diventato Manrico (AKA Il trovatore), arcinemico del Conte di Luna. Solo che né Manrico né il Conte sanno di essere fratelli
3) Azucena vuole vendicarsi del Conte di Luna (quello attuale, visto che quell'altro è morto) per l'uccisione della madre.
4) Ferrando dice all'inizio dell'opera di saper riconoscere la figlia della zingara uccisa sul rogo e di poter dunque aiutare il Conte di Luna nella sua ricerca di vendetta. Come vedremo, dimostrerà di avere buona memoria.

2. I personaggi dell'opera

Manrico AKA "Il trovatore": ama Leonora e infatti gli va a suonare sotto casa ogni sera con il suo liuto (il liuto ce l'ho aggiunto io, potete metterci lo strumento che preferite).

Leonora, invece di mandarlo a quel paese per le serenate moleste, lo ama, anche se lui, come vedremo, privilegia la salvezza di Azucena ad un tranquillo matrimonio con Leonora (si sa, del resto, che la mamma è sempre la mamma). E' fratello del Conte di Luna, ma né il conte di Luna né Manrico lo sanno. Tenore.

Leonora: è tanto bellina e sia il Conte di Luna che Manrico vorrebbero fare zompa-zompa con lei (senza peraltro altro risultato significativo di passare buona parte dell'opera a picchiarsi tra loro). Lei preferirebbe Manrico, peccato però che alla prima occasione buona lo confonda con il Conte di Luna, complice, verosimilmente, una forte miopia. Soprano.


Il Conte di Luna: è il cattivo dell'opera e ce l'ha praticamente con tutti: con Manrico per questioni politiche (Manrico combatte nell'esercito del nemico del Conte di Luna) e per questioni di donne (soprattutto per questioni di donne, visto che tutta l'opera ruota intorno a: "Leonora me la prendo io!" "No, io!" "No, io!", dal qual trattamento di Leonora in stile pacco postale possiamo intuire come quest'opera sia fortemente protofemminista), 



con Azucena perché lui crede che gli abbia ammazzato il fratello, con l'antennista perché la televisione gli si è piantata nel mezzo della finale di Champions'. In pratica, è una versione cantante di Sgarbi, con un po' di volgarità in meno e un po' di spirito cavalleresco in più. Quando alla fine scopre che Manrico, che ha appena fatto ammazzare, è suo fratello, ci resta alquanto male. Baritono.

Azucena AKA "la zingara": mi scuso con i fan del politically correct e preciso che il termine corretto sarebbe romanò, secondo wikipedia. Ma l'Ottocento era un secolo buio, non molto politicamente corretto e quindi ecco che per tutta l'opera il buon Salvatore Cammarano (è l'autore del libretto, ne riparleremo) parla di "zingari" e "zingara" con il chiaro intento di anticipare le notevoli interpretazioni della mitica Katherine J. Junior (o forse era semplicemente il nonno di Salvini).


Anyway,  Azucena è un personaggio strano. Ce l'ha con tutti, come il Conte di Luna, ma ce l'ha talmente tanto che comunque vadano le cose lei è contenta, perché si è vendicata di qualcuno: emblematicamente, quando alla fine dell'opera Manrico viene ammazzato, lei fa i salti di gioia perché aver fatto ammazzare Manrico, che poi è il fratello del Conte di Luna, informando solo dopo la di lui morte il conte di Luna dell'imbarazzante parentela le sembra un modo fantastico di vendicare la madre. Mah. A me non sembra geniale, però fai pure, Azuce'.



Comunque, non è molto sveglia, visto che brucia suo figlio invece del figlio del Conte di Luna. Probabilmente va dallo stesso spacciatore di lenti a contatto di Leonora. Mezzosoprano o contralto.

3. Il librettista

Trattasi di Messer Salvadore Cammarano, famoso soprattutto per aver scritto il libretto della mia opera preferita, cioè della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Qui sotto trovate l'immagine, dalla quale si evince quale uomo simpatico fosse.


Tra parentesi, a me piace più il modo di scrivere di Cammarano rispetto a quello di Piave (che sarebbe il librettista simbolo di Verdi, autore dei libretti di Traviata e del Rigoletto), lo trovo meno pomposo, ma questi sono problemi miei.