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venerdì 15 maggio 2015

Fuori di topic: il Labour e il fantasma di Tony Benn

1. L'imporante è vincere? Il dibattito post-elettorale nel Labour

La sconfitta del Labour alle elezioni britanniche, di cui abbiamo parlato in un post precedente, ha scatenato un grande dibattito all'interno del partito tra chi sostiene che Miliband abbia perso perché non è andato abbastanza a sinistra (posizione che personalmente condivido) e chi, come la vecchia guardia del New Labour, da Tony Blair in giù, sostiene invece che i laburisti abbiano perso perché Miliband non è stato in grado di occupare il centro.

Le posizioni sono abbastanza polarizzate in materia, come si conviene a qualunque partito di sinistra che dopo aver perso apre er dibbattito interno, e il che è anche abbastanza comprensibile, dal momento che Miliband si è dimesso dalla guida del partito e che la lotta per la leadership del Labour Party è cominciata. E' un dibattito tra due visioni, tra una parte del partito che spinge per uno spostamento dell'asse del Labour a sinistra e il ritorno della visione blairiana che sostiene che sia necessario accettare dei compromessi introducendo nel proprio linguaggio massicce dosi del consensus neo-liberale (fiducia quasi cieca nel mercato, valorizzazione dell'individuo e dell'individualismo rispetto alla società, assunzione di una posizione acriticamente in favore delle grandi imprese creatrici di impiego e dei meccanismi della globalizzazione) per poter vincere le elezioni e per poter poi riuscire a ottenere dei miglioramenti delle condizioni dei lavoratori. Blair dice, in un suo intervento recente, più o meno questo: certo, quando siamo andati al governo siamo riusciti ad ottenere delle tutele per i lavoratori come il salario minimo, ma per farlo abbiamo dovuto proporre in campagna elettorale un discorso più ampio. E' forse utile ricordare, comunque, quali concessioni richiedesse questo "discorso più ampio": la visione blairiana della necessità di non contrastare i meccanismi della globalizzazione ma di favorirli e di cercare di tutelare i lavoratori, più che con il vecchio assistenzialismo socialdemocratico, promuovendo l'educazione e la formazione (Education, education, education è stato uno degli slogan di maggior successo di Blair, come possiamo vedere nel video seguente)...


...ha portato, una volta adottata e applicata anche dai partiti socialdemocratici e progressisti del resto d'Europa, degli effetti abbastanza curiosi, dall'introduzione del precariato con la legge Treu da parte del Governo Prodi (a parziale discolpa del quale va detto comunque che l'Italia si portava dietro da più di un decennio una disoccupazione superiore al 10%) alle splendide leggi Hartz del socialdemocratico tedesco Schroeder che hanno portato tanti tedeschi ad essere dei "working poors", cioè delle persone che, pur lavorando, hanno bisogno di sussidi per sopravvivere. In pratica, leggi di destra (e contrarie agli interessi dei lavoratori) fatte da governi di sinistra, alla faccia della giustificazione blairiana "Noi facciamo finta di essere di destra per fregare gli elettori e poi quando andiamo al governo facciamo leggi di sinistra". Ma lasciamo tutto questo alle spalle e torniamo al dibattito interno del partito laburista.

L'ultimo intervento in materia - dopo la lettera in cui Tony Blair che aveva dato fuoco alle polveri sostenendo che il Labour avrebbe potuto vincere le elezioni nel 2020 solo "recuperando il centro" - è stato di Len McCluskey, segretario generale di Unite, il principale sindacato che sostiene il Labour. In una lettera al Guardian, McCluskey ha sostenuto che la sconfitta laburista alla General Election non sia stata dovuta al fatto che il partito aveva assunto una linea troppo di sinistra. Partiti con programmi più a sinistra del Labour come il Green Party e lo Scottish National Party, dice McCluskey, hanno ottenuto molti voti e la sconfitta elettorale è stata a suo parere dovuta principalmente a una "mancanza di coraggio" di Miliband: "Ed the Red", che era stato sostenuto peraltro dalle Unions nella lotta per la leadership contro il fratello David, avrebbe accettato di affrontare i Tories sul loro stesso terreno - cioè quello dei tagli e dell'equilibrio di bilancio - senza rendersi conto che "nessuno avrebbe mai potuto credere che i Laburisti avrebbero condotto i tagli alla spesa meglio dei Conservatori".

I Laburisti sembrano pertanto stretti tra il desiderio di una parte del partito di tornare al passato - a quel centrismo del New Labour che si era impantanato nelle secche della guerra in Iraq e che era stato in parte disconosciuto già da Gordon Brown quando era diventato primo ministro al posto di Blair - e il desiderio di spostare la linea del partito più a sinistra per non rischiare di diventare una brutta copia dei Conservatori. Come è stato detto in questi giorni post-elettorali in risposta alla lettera di Blair, insomma, una parte del Labour sostiene di "non poter accettare che diventi di sinistra quello che fino a poco tempo fa era di destra o addirittura di estrema destra, come tagliare il Welfare o chiudere le frontiere".

2. Lo spettro di Tony Benn

La questione è che questo dibattito la sinistra britannica l'ha già vissuto nell'era thatcheriana. Anzi, seguendo il dibattito di questi giorni verrebbe da dire che uno spettro si aggira per il Regno Unito, lo spettro di Tony Benn.



Tony Benn, recentemente scomparso, è stato uno dei simboli della sinistra britannica. Ministro laburista alla fine degli anni Sessanta, Benn ebbe il suo momento di massima influenza politica nei primi anni del thatcherismo, in cui riuscì a spostare la linea del Labour su posizioni quasi di estrema sinistra. Il risultato dell'influenza di Benn sul Labour Party fu la disastrosa sconfitta del partito alle elezioni del 1983, in cui Benn stesso perse il suo seggio alla Camera dei Comuni e che fu tuttavia salutata con favore da questi, che disse: "Per la prima volta dal 1945 un partito politico con un programma apertamente socialista ha ricevuto il sostegno di più di otto milioni e mezzo di persone". Dopo il 1983, la carriera di Benn entrò in una fase discendente: fu sconfitto nelle elezioni per la leadership del Labour Party da Neil Kinnock nel 1988 e con Kinnock il Labour si allontanò dalle posizioni di Benn, iniziando un percorso di trasformazione che culminerà poi con l'elezione alla guida del partito di Tony Blair. La leadership di Blair sancirà la fine del "vecchio" Labour e l'inizio del New Labour affermando in modo chiaro la posizione del partito laburista a sostegno del libero mercato ed eliminando la Clause IV della costituzione del Labour, che affermava che uno dei fini del partito era:

Assicurare ai lavoratori manuali o intellettuali il frutto della loro attività e una più equa distribuzione [...] sulla base della proprietà comune dei mezzi di produzione, di distribuzione e di scambio [...]

Blair diceva, parlando di Benn, che questi era un predicatore, ma che "i generali e non i predicatori vincono le battaglie". La figura di Benn ottenne nuova visibilità quando questi si pose alla guida del movimento contro la guerra in Iraq. Tony Benn si è spento a Londra nel marzo del 2014.

Ora, mi rendo conto che il quadro che è stato fatto può far apparire Benn come una sorta di alfiere della vecchia-sinistra-che-sa-solo-perdere di renziana memoria, contrapposto a Blair che invece sì che sa come si vince. Sulla vecchia sinistra di cui parla Renzi forse qualcosa da dire ce l'avrei; di fatto, a parte poche persone di spessore come Stefano Fassina, la sinistra del partito di maggioranza italiano è costituita più che altro da membri dell'allegra combriccola bersaniana che sostennero le riforme fortemente di destra del governo Monti, salvo poi risvegliarsi socialdemocratici dopo aver perso le elezioni e dopo aver perso perfino la leadership di un partito che avevano sempre creduto essere una sorta di proprietà privata della classe dirigente proveniente dal PCI-PDS-DS.

Benn invece era un galantuomo, fu sempre fortemente coerente con le sue idee e resta per tanti (me compreso) una figura di ispirazione nella lotta contro le disuguaglianze sociali, soprattutto oggi che tali disuguaglianze si fanno più marcate e stridenti in un sistema economico basato sulla stagnazione dei salari reali e sul rapido arricchimento di una piccola quota di grandi capitalisti. Forse, la lezione di Benn sulla necessità di coniugare il rispetto delle istituzioni democratiche con una politica in favore dei più deboli serve più oggi che allora.

Credo che quindi sia necessario precisare qualcosa. In primo luogo, le elezioni del 1983 si svolsero in un clima molto particolare. La Thatcher, che subito dopo la sua elezione nel 1979 aveva visto la sua popolarità nei sondaggi crollare, era riuscita a riportare alle stelle la propria immagine grazie al successo nella guerra delle Falklands-Malvinas. Quindi, verosimilmente la leggenda della Thatcher che vince grazie alle sue "coraggiose politiche di destra" contro un Labour Party socialista ed estremista è falsa e la Thatcher vinse probabilmente (soprattutto) grazie alla sua campagna militare contro l'Argentina. Quindi, Benn avrà le sue responsabilità (perché comunque lui stesso perse il proprio seggio), ma forse anche una certa nostalgia imperialista da parte di una quota dei sudditi di Sua Maestà ebbe un ruolo nel risultato elettorale del 1983.

Secondo: i tempi cambiano, per cui non è detto che le risposte debbano sempre essere le stesse. All'epoca di Benn, spostare a sinistra l'asse del Labour party fu un errore (anche perché alla fine Benn non creò una visione nuova di cosa volesse dire essere di sinistra dopo la crisi del Welfare State, ma si limitò a riproporre il vecchio mantra laburista delle nazionalizzazioni massicce) e invece fu lungimirante, elettoralmente, adottare in seguito una linea maggiormente centrista. Oggi può darsi che sia vero il contrario.

Comunque, la battaglia nel Labour è aperta e possiamo scommettere che ci sarà da divertirsi.

lunedì 11 maggio 2015

Fuori di topic: le elezioni britanniche e il ritorno dei morti viventi

Se questa storia fosse un film, come diceva una volta il buon Lucarelli in quel grandioso programma che era Blu Notte, sarebbe "Il Ritorno dei Morti Viventi" di Dan O'Bannon.

Scusate l'off topic marcato dall'Opera, però credo che sia opportuno spostarci per qualche momento nella beata terra d'Albione, che non più tardi di giovedì scorso si è recata a votare. Tutti prevedevano un hung Parliament, c'est-à-dire un Parlamento senza una maggioranza chiara e invece no, hanno vinto i Conservatori di Cameron e tanti saluti agli istituti di sondaggi che, come molti esperti di calciomercato, sembrano essere lì semplicemente per dire il contrario di quello che accadrà.

La sconfitta del Labour e del suo candidato Ed Miliband, che aveva ottenuto la leadership del partito grazie all'appoggio delle Unions (cioè dei sindacati) sconfiggendo l'ala più vicina al New Labour di Blair rappresentata dal fratello (!) David Miliband, ha aperto la strada al ritorno dei morti viventi con la riesumazione dei più simpatici esponenti del New Labour, dal discutibile spin doctor Alastair Campbell a Blair stesso medesimo che è tornano a farsi sentire in una lettera all'Observer.

Tutto questo, ovviamente, ha avuto una certa eco anche da noi (la lettera di Blair è stata pubblicata da Repubblica) e devo dire che, avendo seguito un po', per quanto da lontano, la General Election, non riesco sinceramente a capire perché la sinistra nostrana o quello che ne resta abbia ancora una fascinazione per il Labour, vecchio o nuovo che sia.

Sia chiaro: abbiamo tutti avuto una fase della vita in cui amavamo il Regno Unito (per me risale a quando avevo 13 anni e ascoltavo i Led Zeppelin), ma l'impressione che si ottiene ascoltando le dichiarazioni d'intenti dei vari esponenti del Labour, sia dalla parte di Miliband che dalla parte dei suoi oppositori è che ormai in quello che dicono ci sia rimasto molto poco dell'idea di difesa del welfare state e di tutela delle classi meno abbienti che hanno definito la sinistra socialdemocratica (ossia, a mio parere, l'unica sinistra possibile, essendo le alternative i Tovarish russi e la sinistra dei macellai sociali alla Schröder che a me, al di là delle dichiarazioni ufficiali, sembra molto di destra) nell'ultimo mezzo secolo.

Certo, i tempi sono cambiati (essenzialmente, il Capitale non ha più l'URSS a fargli paura e quindi non ha più bisogno di quel prodotto attraente che era la socialdemocrazia per evitare l'arrivo dei Rossi), ma mi ha fatto sinceramente specie sentire i Laburisti e i Tories fare a gara, nel corso della campagna elettorale, su chi avrebbe fatto più tagli e su chi avrebbe gestito meglio i tagli da fare. In pratica, non veniva messa in dubbio la necessità di ridurre la spesa pubblica, ma si discuteva su come ridurla e su chi avrebbe potuto ridurla meglio.

Di qui le difficoltà dell'elettorato tradizionalmente laburista di fronte a un asse politico chiaramente spostato a destra: sul Guardian, tradizionalmente giornale di riferimento per gli elettori del Labour, vi sono stati, negli ultimi tempi, molti interventi che riferivano di una certa tentazione di voto per il Green Party, partito che, almeno a parole, era anti-austerity e pro-welfare state. Allo stesso modo, molti elettori inglesi di tendenza leftwing invidiavano i loro omologhi scozzesi che potevano votare un partito chiaramente anti-austerity come lo Scottish National Party.

1. L'ascesa dell'SNP

Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese e leader dell'SNP, è stata infatti un po' la rivelazione della campagna elettorale, come cinque anni fa lo fu il leader dei Liberal Democratici Nick Clegg.

Il partito da lei guidato, lo Scottish National Party, è un partito indipendentista scozzese, lo stesso partito che, sotto la guida di Alex Salmond, ha promosso il referendum sull'indipendenza della Scozia dell'anno scorso, referendum in cui il No all'indipendenza ha vinto con un'ampia maggioranza.

So che in questo momento voi state pensando a due persone: a lui...


...e, of course, a lui:


Ecco, levateveli dalla testa entrambi. Il successo degli indipendentisti scozzesi, che hanno la maggioranza nel parlamento scozzese nato dalla Devolution di Blair e che giovedì scorso hanno ottenuto la quasi totalità dei seggi disponibili in Scozia, non dipende né da una sorta di nostalgia per i bei vecchi tempi di William Wallace né per una sorta di leghismo al pudding condito da un odio contro i terùn londinesi.

Le cause del successo dell'SNP risiedono piuttosto in una certa avversione degli amici scozzesi per le politiche di destra condotte dal governo centrale di Londra. Gli scozzesi sono infatti più a sinistra dei loro vicini inglesi e la Scozia ha rappresentato per molto tempo un importante bacino di voti (e di seggi, che poi è quello che conta., nel sistema elettorale inglese) per il Partito Laburista (peraltro, gli ultimi due primi ministri laburisti, Tony Blair e Gordon Brown, erano entrambi scozzesi). Pertanto, essi hanno una certa volontà di muoversi in modo autonomo dalla politica di tagli condotta a Londra e di investire maggiormente nel welfare. 

Le modalità tramite le quali ottenere questa autonomia sono state oggetto di varie proposte: dall'indipendenza, che è stata sconfitta nel referendum dell'anno scorso, ad una sorta di federalismo fiscale totale, che farebbe sì che tutte le tasse pagate in Scozia restassero in Scozia (so che sentite lo spirito dell'Umberto aleggiare su di voi) e che sembra ciò che l'SNP è al momento intenzionato a chiedere.

Comunque, la traduzione di tutto questo è: l'SNP non è un partito xenofobo in stile Lega Nord, anzi, è un partito socialdemocratico e Nicola Sturgeon, in campagna elettorale, si è chiaramente pronunciata più volte contro la politica di austerity di Cameron. A quanto pare, la Scozia ha risposto e ha deciso di tradire un Labour ormai molto poco di sinistra.

2. Il sistema elettorale britannico

Una vecchia canzone degli ABBA diceva The winner takes it all: ecco, il sistema elettorale inglese funziona esattamente in questo modo. E' un sistema che può sembrare strano a un Italiano (e non solo, come vedremo), che, nonostante i bei tempi andati del Mattarellum, è affezionato tradizionalmente al proporzionale e che effettivamente ha qualche problemino. Il fatto è che nel Regno Unito vige il maggioritario puro: il territorio nazionale è diviso in 650 circoscrizioni e ogni circoscrizione invia un candidato al Parlamento di Londra. Quindi quello che succede è che si presentano dei candidati, gli elettori votano e il più votato si porta a casa il seggio, gli altri se ne vanno senza premi di consolazione (non ci sono, insomma, né gli scorpori né le quote proporzionali di mattarelliana memoria).

Il risultato di questo sistema elettorale è che le percentuali dei partiti in Parlamento possono differire (e anche molto) dal numero di voti presi e in effetti, se andiamo a vedere quest'ultimo parametro, osserviamo che in realtà lo scarto di seggi tra i due principali partiti non riflette uno scarto di voti altrettanto ampio: i Conservatori hanno il 37% dei voti mentre i Laburisti hanno preso il 31%.

La Welt, quotidiano tedesco di orientamento conservatore, in un'analisi molto critica sul sistema elettorale britannico che, a parer loro, "butta sotto il tavolo un sacco di voti validi", si è presa la briga di contare quanti seggi avrebbero preso i vari partiti britannici se si fosse votato con il sistema elettorale tedesco, che è essenzialmente un proporzionale puro con sbarramento. Questo è stato il risultato:


Dall'immagine possiamo anche dedurre che l'analisi della Welt è fondamentalmente corretta (anche al netto del fatto che gli amici tedeschi hanno, come noi, un amore spassionato del proporzionale): infatti, l'UKIP, che ha preso il 13% dei voti validi, non è rappresentato in Parlamento che da un MP, mentre lo Scottish National Party, che ha preso il 5% dei voti, quindi meno della metà, ha 56 parlamentari! Per capirci, sarebbe come se nel Parlamento Italiano SEL avesse cinquanta volte il numero di parlamentari di Forza Italia. Il che potrebbe forse piacere a qualcuno, ma è chiaro che c'è una distorsione del voto popolare che non è indifferente.

Questo sistema ha funzionato finché nel Regno Unito ci sono stati due partiti principali e il partito Liberal Democratico (che peraltro si è sempre battuto per ottenere una correzione proporzionale a questo modello maggioritario) a fare da terzo incomodo, mentre ora, con la comparsa, anche in UK, della frammentazione partitica che ormai la fa da padrone in Europa (per dire, in Spagna ci sono il partito anticasta di destra - Ciudadanos - e il partito anticasta di sinistra - Podemos) sembra fortemente distorsivo della volontà popolare.

Quindi, prima di gettare la croce addosso a "Ed the Red", come è stato definito Miliband, forse sarebbe il caso di dare un'occhiata anche a questi dati. Certo, bisogna dire che ci sono stati dei dati inequivocabili che hanno mostrato come la leadership laburista non fosse benvoluta: il caso più eclatante è stato quello di Ed Balls, cancelliere ombra e quindi candidato in pectore a diventare Cancelliere dello Scacchiere (in pratica, ministro dell'Economia) in un governo Miliband, che è stato clamorosamente sconfitto nel suo seggio di Morley and Outwood.

I laburisti non stavano tanto simpatici, a quanto pare.

3. Immagini da una campagna elettorale

La campagna elettorale non è stata esaltante. Niente a che vedere con le campagne italiane dove fino al giorno prima delle elezioni tutti si mandano a quel paese. I momenti cruciali della campagna, per dire, sono stati tre:
  1. Ed Miliband, che era visto dai britannici come weird ("strano"), ha fatto una faccia buffa mangiando un sandwitch, come possiamo vedere nella seguente immagine: 
    Non mi chiedete cosa diamine c'entri questo con un'elezione politica perché non lo so. I britannici però ne hanno parlato per giorni e alcuni hanno anche sostenuto che questa faccia abbia precluso a Ed the Red l'accesso a Downing Street. Perché, come è noto, gli elettori votano quello che fa la faccia più simpatica mentre mangia un panino.
  2. David Cameron si scorda per che squadra tifa: ora, quando un tuo antenato era un re, quando hai fatto Eton e Oxford e quando hai un accento che fa sentire lontano un miglio la tua provenienza Upper Class, può essere un filino complicato ottenere i voti dei ceti meno abbienti. Ma niente paura: c'è un simpatico spin doctor che trova il modo per farti sembrare simpatico e quale modo migliore di sembrare vicino al ppppobolo e alla gggente di fare finta di avere un amore spassionato per una squadra di calcio, anche se per te il calcio è "quella specie di polo che i morti di fame fanno perché non hanno i soldi per comprarsi un cavallo e delle mazze". Solo che a volte può capitare di perdere il conto delle proprie bugie ed ecco che il buon Dave, dopo aver sostenuto per anni di essere un grandissimo tifoso dell'Aston Villa, se ne è venuto fuori in campagna elettorale dicendo di sostenere il West Ham. Quando gli hanno detto: "Hey, Dave, ma tu eri un tifoso del Villa!" lui ha replicato: "Ah, già, mi ero dimenticato per che squadra tifo!". Cose che capitano spesso naturalmente, come ogni tifoso di calcio sa. Almeno trovati una scusa migliore, Dave.
  3. David Cameron dà il biberon a un agnello: so che a questo punto avete già perso ogni interesse per la politica inglese, ma lasciatemi dire qual è stato il colpo da maestro di Dave che sicuramente gli ha permesso di guadagnare un sacco di voti: dare da bere il latte con un biberon ad un agnello il giorno di Pasqua. Vi ho messo il link, quindi se volete andare a vedere questo momento di alta politica potete farlo. Attenzione: la visione potrebbe generare in voi un odio profondo verso gli spin doctor e verso in generale chi si inventa queste simpatiche messinscena pensando che possano portare qualche voto (perché si sbagliano, vero? Nessuno vota qualcuno perché dà da bere a un agnello con un biberon, vero?).
E la politica? Be', come abbiamo detto, l'SNP era antiausterity, il Labour e i Tories pro-austerity con sfumature diverse, ma insomma, nessuno cercava di attaccare troppo gli altri perché i sondaggi davano come risultato più probabile un Parlamento senza maggioranza, in cui il nemico di oggi sarebbe potuto diventare l'alleato di governo di domani.

Quindi, i partiti si muovevano essenzialmente su due linee contrapposte: i Tories dicevano "Se ci sarà un hung parliament governeremo noi perché avremo più seggi", mentre i Laburisti replicavano "No, in caso di hung parliament governeremo noi perché potremo allearci con l'SNP e formare una maggioranza più stabile della vostra!". Quindi, i partiti sembravano più che altro interessati ad assicurarsi il diritto a costituire il governo nel caso (dato dai sondaggi come molto probabile) di maggioranza non chiara in Parlamento piuttosto che a mettere sul piatto proposte forti; non una scelta brillante, almeno per i laburisti, visto il risultato finale.

4. Un "miracolo inglese"?

Il vecchio Silvio, nella sua discesa in campo del 1994, promise "un nuovo miracolo italiano". Ecco, da quello che si sente da parte di molta carta stampata Cameron è riuscito ad ottenere un "nuovo miracolo inglese": disoccupazione bassa (5.5%), crescita sostenuta e superiore alle magrissime medie dell'Eurozona. Il tutto senza allargare i cordoni della borsa e perseguendo una politica di tagli e di austerity.

E' tutto vero? Allora, bisogna dire che la questione dei risultati economici del governo Cameron è dibattuta. E' chiaro che gli indicatori sono buoni, ma bisogna anche osservare che la riduzione della disoccupazione è stata ottenuta mediante l'introduzione di contratti di lavoro come i famigerati contratti "a zero ore": in pratica, io ti assumo, ma non sono tenuto a farti lavorare e quindi tu, all'inizio del mese, non sai né quante ore lavorerai, né se lavorerai, né, di conseguenza, se verrai pagato e quanto verrai pagato. Però ufficialmente sei assunto e quindi non risulti come disoccupato. L'accettazione di questi contratti è diventata obbligatoria per i disoccupati e alcuni osservatori di sinistra notano che probabilmente quello che ha fatto Cameron è stato semplicemente "truccare" i dati sulla disoccupazione facendo risultare come occupate persone che, di fatto, pur avendo un contratto non lavorano.

Qui mi fermo, non avendo competenze in materia. Se siete interessati al dibattito, vi lascio qui sotto due video. Sono in francese, non si può avere tutto dalla vita, se siete interessati segnalatemelo e vi faccio una traduzione. Il tipo che parla è Vincent Giret, editorialista del giornale liberista Le Monde che tiene una rubrica giornaliera nella fascia oraria 7.00 - 9.00 sulla radio pubblica francese France Info; il 5 dicembre, nella sua rubrica, lui parla in termini quasi entusiastici del "miracolo inglese" e dell'austerity che funziona, come potete leggere in questo articolo e vedere in questo video. In seguito a questo intervento, ci sono state molte polemiche che l'hanno costretto ad aggiustare il tiro e a parlare anche del lato oscuro dell'economia britannica, ossia di quei cinque milioni di working poors che fanno apparire a una parte dei cittadini di Sua Maestà il sogno inglese come qualcosa di abbastanza vicino a un incubo; trovate questo secondo intervento in questo articolo e in questo video.

Trovo che la sintesi sia abbastanza efficace, potete vedere sia il lato luminoso che the dark side of the moon del miracolo inglese e farvi un'idea.

Comunque, trovo il ritorno dei nostalgici del New Labour, da Blair al "giovane vecchio" David Miliband (il fratello di Ed), alquanto stucchevole. Il New Labour è morto nel supporto incondizionato di Tony al caro Bush nelle sue guerre e sinceramente non credo che il motto blairiano "Education, education, education" associato a qualche frase vuota di stampo veltroniano tipo "proporre una visione del mondo" possano essere utili in una crisi che è per prima cosa una crisi del modo in cui è stato gestito il capitalismo negli ultimi trent'anni piuttosto che un qualcosa di transitorio. La fiducia nel futuro e gli investimenti nell'istruzione "per essere più pronti alle sfide della globalizzazione" non bastano più, così come i sorrisi di Tony e dei suoi emuli e i loro rispettivi spin doctors. Hanno funzionato (forse), ma è stato tanto tempo fa, a lot of water under the bridge, come dice Sam in "Casablanca".

Forse sarebbe meglio che Tony tornasse alle sue conferenze e rimanesse tra gli allegri ricordi degli anni Novanta insieme ai concerti tamarri degli U2 durante il PopMart tour. Il mondo è andato oltre, Tony.

Thank you and goodnight.

Domani parliamo di Fidelio.